Una risata pronta a prendere fuoco
In una foresta dove gli alberi non smettono mai di spettegolare e i funghi crescono alti quanto il tuo ego, viveva uno gnomo di nome Grimble Bottomsworth. Grimble non era uno gnomo qualunque. Oh no: era quello capace di ridere più forte di una banshee, bere più di un troll e corteggiare meglio di una ninfa degli alberi — non che le ninfe apprezzassero. Seduto sul suo enorme fungo preferito, era in preda a uno dei suoi celebri attacchi di risate. Ma questa volta aveva un nuovo complice: un cucciolo di drago di nome Snarky.
Snarky non era un drago tipico. Tanto per cominciare, era grande quanto un gatto domestico e non aveva ancora imparato a sputare fuoco di proposito; ogni tanto, però, ruttava qualcosa che puzzava peggio dell’ascella di un orco. Appollaiato nella mano sudicia di Grimble, sbatteva le ali minuscole e gonfiava il petto come fosse il re di quella giungla assurdamente colorata.
Grimble sghignazzò. «Guardate questo piccolo disgraziato! Si crede feroce! Ah! Non sapresti arrostire un marshmallow neanche se ti supplicasse, vero, Snarky?»
Snarky, sentendosi insultato — o forse reagendo al persistente odore di birra e zuppa di funghi di Grimble — emise una fiammella minuscola ma sorprendentemente incisiva, che bruciacchiò un pezzo di barba dello gnomo. Grimble si fermò, batté le palpebre e scoppiò in una risata tanto fragorosa che uno scoiattolo lì vicino lasciò cadere la ghianda per lo spavento.
«Ehi! È tutto qui? Mia nonna ha l’alito più caldo, ed è morta da quarant’anni!» Grimble si batté il ginocchio, quasi ribaltandosi dal fungo con gli stivali di cuoio penzolanti. «Fottutamente geniale!»
Lo spiacevole incidente del fungo
Mentre Grimble continuava a ridere, il suo trono fungino emise un gemito sommesso. I funghi, vedete, non sono proprio fatti per sostenere uno gnomo che ha passato gran parte della vita a ingozzarsi di torte e tracannare idromele. Con uno squelch tutt’altro che cerimonioso, il fungo cedette sotto il suo rotondo fondoschiena, producendo un rumore simile a una scoreggia che echeggiò nella foresta.
«Ma porca miseria di traverso!» esclamò Grimble, ritrovandosi disteso sulla schiena fra i resti di quello che era stato il suo amato sedile. «Quel fungo non aveva speranze, eh? Troppa birra e… be’, diciamo che ho mangiato qualche torta di troppo».
Snarky ridacchiò, un suono strano per un drago ma stranamente appropriato. Il draghetto sbatté le ali, librandosi appena sopra la barba di Grimble, dove ormai si erano impigliati diversi pezzi di fungo.
«Ehi! Ridi di me, piccola scoreggia squamosa?» grugnì Grimble, pulendosi le mani sulla tunica e spalmandoci terra e frammenti di fungo. «Porca puttana, che casino. Sembro un nano ubriaco dopo un banchetto di nozze. Non che ai matrimoni io faccia molto meglio… almeno non dopo quello che è successo l’ultima volta». Lasciò la frase in sospeso, borbottando qualcosa su una capra e troppo vino.
Una scommessa indecente
«Facciamo così, Snarky», disse Grimble, ancora sdraiato con una gamba sopra un gambo spezzato. «Se riesci a bruciare quel fungone laggiù» — indicò un colossale fungo dal cappello rosso a circa tre metri — «ti procurerò tutti i conigli arrosto che riesci a mangiare. Ma se fallisci, mi pulisci gli stivali per un mese! E fidati: puzzano peggio di un troll dopo una giornata alle terme».
Snarky socchiuse gli occhi e lanciò un ringhio deciso che sembrava più un singhiozzo. Planò a terra, piantò gli artigli minuscoli e gonfiò il petto. Con uno sbuffo liberò una patetica nuvoletta di fumo, che si disperse nel vento più in fretta dell’ultimo briciolo di dignità di Grimble.
«Ma dai! La mia pisciata dopo una notte in taverna scalda di più!» sghignazzò Grimble, rotolandosi e tenendosi la pancia. «Mi sa che mi leccherai gli stivali finché non brillano, amico!»
Snarky, ormai esasperato, scattò in avanti e chiuse le minuscole mascelle sul naso di Grimble. Non abbastanza da farlo sanguinare, ma quanto bastava per far strillare lo gnomo.
«Ehi! Bastardello sfacciato!» urlò Grimble, staccandosi il drago dalla faccia e fulminandolo con lo sguardo: un effetto un po’ vanificato dal fatto che stava ancora ridendo. «Va bene, va bene, ti darò un coniglio lo stesso, piccola merda». Si grattò la nuca e lasciò uscire un profondo sospiro, di quelli che sa produrre soltanto chi ha mangiato una torta di troppo.
Con il passare della giornata, Grimble e Snarky tornarono alla loro solita routine di bisticci poco convinti, funghi spiaccicati e caos boschivo generale. Nonostante insulti e buffonate, formavano una bella coppia: due strambi a modo loro, uniti dall’amore per le marachelle e dall’incapacità di prendere troppo sul serio la vita o l’uno l’altro.
E così, nel cuore della foresta incantata, con la pancia piena di torta e la barba che odorava vagamente di funghi bruciati, Grimble Bottomsworth passava le giornate a ridere con i draghi, scoreggiare sui funghi e ricordare a chiunque incontrasse che, persino in un mondo pieno di magia, a volte la cosa migliore è rilassarsi, farsi una risata e lasciare che il drago ti morda il naso quando te lo sei meritato.
«A un altro giorno di sciocchezze», disse Grimble, alzando la fiaschetta verso Snarky, «e che le tue scoregge non siano mai più calde del tuo alito, lucertolina inutile».
Snarky rispose con un rutto.
«Bravo ragazzo».
Tieni la risata, risparmia i mobili
Il fungo di Grimble si sarà arreso, ma il suo buonumore merita una dimora più affidabile. Una stampa su acrilico di Laughing with Dragons porta quel sorriso enorme, le squame verde brillante di Snarky e il tripudio di fiori del bosco su una parete che avrebbe bisogno di un po’ meno serietà.
Per una serata con meno baffi bruciacchiati, il puzzle di Laughing with Dragons ti lascia esplorare funghi e birichinerie con i tuoi tempi. Oppure condividi l’opera originale su un biglietto d’auguri con qualcuno che apprezzerebbe una risata senza dover fare la conoscenza di Grimble.
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